La seconda serata (venerdì 7 settembre) si apre alle 20 a Porta Alfonsina con una intervista/lezione di cinema al regista Gianni Amelio, a cura di Alessandro Leogrande.
A seguire, il Premio Cinema e Territori 2012 a Gianni Amelio e la proiezione del suo film “Il primo uomo” (2011), nato da una coproduzione italo-franco-algerina. Mescolando l’autobiografico e incompiuto romanzo di Camus ai ricordi di se stesso bambino, Gianni Amelio gira un film intimo e poetico in cui la grande storia si intreccia alle piccole storie fatte di persone e non di personaggi. Come lo scrittore Jacques Cormery, che torna nella natia Algeria per ridare un senso alla propria esistenza, anche l’artista e uomo Gianni Amelio riscopre nel ritorno all’infanzia la propria identità perduta. I ricordi dell’uno diventano così i ricordi dell’altro, quasi identici anche se ci sono 30 anni a separarli, in “un anonimato dove non esiste né passato né avvenire”, dai quali emerge la figura di un uomo ideale, quel “primo uomo” che forse potrebbe essere in ciascuno di noi.
“Nessuna autobiografia può appassionarci se non tocca in parte anche la nostra vita” — afferma Amelio — “nell’infanzia di Camus ad Algeri ho ritrovato le tracce della mia Calabria nel secondo dopoguerra. A suo padre così ostinatamente cercato si è sovrapposta l’immagine di mio padre lontano e sconosciuto”. Torna ne “Il primo uomo” il difficile rapporto tra padre e figlio, al centro del mondo poetico di Amelio. Il film, ambientato negli anni ’50, ha ricevuto nel 2011 il Premio della Critica Internazionale (FIPRESCI) e, lo scorso 2 settembre, il Premio Pietro Bianchi 2012 a Venezia, alla 69° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, in occasione della proiezione di Colpire al cuore, che il regista ha scelto, a trent’anni dall’uscita, per siglare la consegna del premio con uno dei suoi film meno visti e ancora straordinariamente attuali.

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