Per il Festival del XVIII Secolo l’appuntamento di domenica 8 maggio, presso l’Open Space di Piazza Sant’Oronzo a Lecce, è stato su “L’Illuminismo allo specchio e l’esotico altro. L’idée de critique tra filosofia e musica”.

Un titolo affascinante che è stato sviluppato dalla docente di Filosofia e Storia nei licei Elena Fabrizio, e dal critico musicale Eraldo Martucci, con esemplificazioni audio e video.

Nel Settecento l’interesse per l’esotico, che sia rivolto alle civiltà antiche o ai popoli cosiddetti selvaggi, porta a maturazione un atteggiamento culturale autocritico, già avviato nel ‘500, che si moltiplica in una pluralità di approcci discorsivi. Discorsi che si nutrono dell’attenzione simpatetica verso le culture extraeuropee utilizzate come specchio critico dell’Europa, con le quali confrontarsi per indagare la propria identità, enfatizzandone limiti e contraddizioni. Discorsi descrittivi e normativi della natura umana che finiscono col definire un paradigma umano assunto come l’unico, da cui i selvaggi sono esclusi.
Discorsi che denunciano la disumana incompatibilità tra i principi egualitari – affermati dai Lumi e sanciti dalle Dichiarazioni rivoluzionarie – e la prassi della tratta degli schiavi, della schiavitù, della colonizzazione. Pur ereditando il mito moderno della superiorità della civiltà cristiana, costruito dopo la conquista dell’America, a cui però conferisce una connotazione laica e universalistica, il Settecento rimane, nei suoi momenti culturalmente più alti, pervaso da un tenace sforzo autocritico, cifra di tutta la sua complessità e ricchezza.
Nell’“Opera seria”, lo spettacolo ancora preminente per tutto il Settecento, l’esotismo si limitava per lo più all’apparato scenico: Persia, India, Cina ecc. solo nella menzione dei luoghi geografici dell’azione, sui quali la musica scorreva indifferente; in generi operistici meno aulici e meno codificati, come il balletto o l”Opera buffa”, si insinuano connotazioni esotiche più marcate, suggerite da quegli “usi e costumi” di paesi extraeuropei che le descrizioni dei gesuiti e la letteratura di viaggi facevano circolare in Europa.