Per il Festival del XVIII secolo l’appuntamento di domenica 17 maggio, ha focalizzato la sua attenzione su “Il clavicembalo della sensibilità. L’illuminismo: una passione italiana”. Un titolo affascinante che è stato sviluppato dalla docente di Filosofia e Storia nei licei Elena Fabrizio, e dal critico musicale Eraldo Martucci, con esemplificazioni audio e video.
L’apporto della riflessione etica e politica e della produzione musicale all’illuminismo europeo non può più essere considerato né marginale, né limitato alla sola attenzione dei “grandi pensatori” o dei grandi compositori. Tra Milano e Napoli maturano musiche, idee, progetti culturali e politici brillanti, moderni, audaci e qualche volta sovversivi; elaborati in un’epoca di timide trasformazioni politiche e sociali, essi lasceranno al futuro un patrimonio che, sebbene abbia condizionato la storia e la cultura italiana ed europea, viene ancora poco apprezzato o diffuso nell’ambito dell’istruzione e dell’opinione pubblica italiana.
Una riflessione immensa che spazia dall’attenzione alle oscurità della sensibilità che suonano come corde di un clavicembalo, ai risvolti civili che dalle riflessioni sul dolore penetrano nelle argomentazioni modernissime e ancora insuperate sulla tortura e sui supplizi.
La felicità indagata nella sua dimensione sociale e pubblica sostiene le ragioni della legislazione, dell’istruzione, della libertà di stampa, del ruolo civile della religione, restituendoci un quadro della laicità e modernità italiana che la avvicina alle grandi spinte innovatrici dell’Europa del secolo. L’evento rivoluzionario napoletano, breve nella durata e tragico negli esiti, avvia un processo repubblicano che contiene aspetti di originalità rispetto all’omologo francese della costituzione termidoriana e per la realizzazione del quale uomini e donne sacrificheranno la propria esistenza.
Una passione civica che l’Italia aveva già conosciuto e maturato nel corso del Quattrocento con l’umanesimo civile e i valori della virtus activa, della libertas, della socialitas, nei quali si esprime una sapienza fatta per il mondo, per agire in esso e dirigerne la storicità, seppur problematicamente e nel quadro della consapevole limitatezza umana. Nel Settecento, anche grazie all’apporto di alcuni compositori, essa ritorna più matura, costruttiva, orientata a migliorare la condizione degli italiani e a stimolarne una nuova consapevolezza.