Non è stato solo vento, presentazione del nuovo romanzo di Giovanna Politi, svolta sabato 22 novembre presso la Fondazione Palmieri a Lecce.

Non è stato solo vento, la prefazione dal punto di vista di una donna.

Esistono libri destinati a noi, capitano nella nostra vita per caso e arrivano a noi perché in qualche modo ci appartengono.Non è stato solo vento, era un libro destinato a me, un libro che da subito ho sentito mio, affine al mio sentire e in sintonia col mio più intimo vissuto. È un affascinante viaggio dentro al sentimento, tra le trame di un amore capace di toccare la perfezione, ma destinato a rimanere nel vento nonostante le raffiche dello stesso portassero ancora alle narici, indimenticabili odori che l’autrice ama nominare “odori di felicità”. La protagonista è una donna dei nostri tempi, che unisce la passione per il suo lavoro, agli affetti della famiglia, la madre, il padre, un colonnello in pensione, l’adorato fratello Filippo con il quale ha un legame fortissimo e Giulio, il suo fidanzato, bello, solido, presente, amorevole e pieno di attenzioni … insomma l’uomo ideale che tutte le donne le invidiano.Ma a Rebecca manca qualcosa e quel qualcosa si risveglierà grazie ad una fortuita coincidenza che la riporterà a Stefano, il suo grande amore, così la sua anima, in pausa da ogni forte emozione da anni, riprenderà a vibrare. I luoghi sono magici, Firenze, a cui la protagonista dedica veri e propri inni d’amore e Lecce, sua gemella per l’arte, con i suoi angoli suggestivi, la luce della pietra leccese, la maestosità del barocco. Il Salento, con il suo calore, il sole cocente, il mare trasparente e i profumi classici del Sud; dove passato e presente si mescolano nel raccontare la storia di un amore non immaginato, ma reale, passionale e travolgente, quello grande, “finito, mai finito, interrotto.” “Quando un amore finisce per incompatibilità, per consunzione, con il tempo ci si rassegna, ma quando un amore s’interrompe per cause esterne al rapporto, quell’amore si sublima, si idealizza, forse per sempre”, narra l’autrice. Ci sono romanzi che si leggono d’un fiato e altri che si gustano lentamente per assaporarne ogni sfumatura. Non è stato solo vento, porta il lettore a sentirsi in dovere di fare entrambe le cose, non si vede l’ora di sapere come va a finire, ma nello stesso tempo si ha paura che leggendo troppo velocemente si possano perdere quei particolari preziosi che rendono questa storia intensa e vibrante. Dalle prime righe si percepisce che l’autrice ha scritto col cuore e se, a nostra volta, lo leggeremo con l’anima, avremo la sensazione di guardarci allo specchio, perché chi come lei ha avuto la fortuna d’incontrare il grande amore, non potrà non riconoscersi in questo romanzo e riviverne sensazioni ed emozioni che credeva ormai dimenticate. Accattivante la capacità narrativa dell’autrice che con la sua penna incanta, coinvolge e sconvolge trasmettendo fortissime emozioni; un mix di dolcezza e passione smodata con cui Giovanna Politi s’impone con la bravura di una scrittrice veterana e non di un’esordiente al suo secondo romanzo. Il tutto è ritmato, come in ogni sua narrazione, in un perfetto accordo tra prosa e poesia.
Daria Vernaleone

Non è stato solo vento, la prefazione dal punto di vista di un uomo.

Chi vola basso non può toccare il cielo, (di Giovanna Politi, marzo 2013) io mi ero fermato lassù, dove avevo imparato a sognare. Oggi di sogni non si parla più, ci si scontra con realtà dure, apocalittiche, che minano le basi del nostro sentire che è invece propenso al sogno, all’amore. È l’amore il motore, il sognare, la sua energia vitale. Giovanna Politi, nel suo incedere a passo lento nella nostra anima, questo ci comunica, questo ci dona. L’amore è per lei una chiave di lettura, conscia del fatto che ad esso non si può sfuggire. La sensualità descrittiva arriva al cuore e ai sensi del lettore perché scritta con la mano sinistra, quella appartenente alla sfera animica. Ognuno ci si può ritrovare in maniera diversa nella stessa storia, la più antica di sempre, quella che detta il tempo e scandisce le scelte della vita, in una parola: Amore. La vicenda, il racconto, la sua narrazione, sono scanditi da un tempo universale, un non tempo, il periodo è solo di circostanza per chi sa leggere in questa storia (così mi piace raccontarla) la metafora esistenziale di ciò che siamo e ciò che vorremmo essere. Le parole non sempre riescono a definire le emozioni, anzi, le confinano in spazi chiusi; e qui emerge la bravura dell’Autrice, l’azione descrittiva dello stato d’animo è pari al suo silenzio e il silenzio, si sa, è nutrimento dell’anima. Il suggerimento che mi sento di dare al lettore è quello di mettersi a nudo, di leggere senza protezione e pregiudizio, di spogliarsi e lasciarsi andare in questo fiume di memoria, in questa storia senza argini dove l’unica regola è l’Amore. Buona lettura e buon viaggio dentro voi stessi.
Andrea Novembre

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