“Se io fossi… il Signor G” – Omaggio musical teatrale a Giorgio Gaber, è lo spettacolo che è andato in scena giovedì 24 luglio nel Cortile del Must, il Museo storico della città di Lecce (in via degli Ammirati 11).

E’ il secondo dei cinque concerti della seconda edizione del ciclo “Must in song” che, all’interno della rassegna estiva del Comune di Lecce “Lecc’è” realizzata dall’assessorato alla Cultura, turismo e spettacolo guidato da Gigi Coclite, è organizzato dall’associazione Nireo, che fa capo al pianista e compositore Francesco Libetta ed al critico e vicepresidente della Fondazione Ico “Tito Schipa” Eraldo Martucci.

Protagonisti sono stati Daniele Vitali, pianoforte e voce, e le voci recitanti Mino Profico e Marco A. Romano.

A undici anni dalla scomparsa del “cantattore”, uno spettacolo che vuole essere un omaggio al grande Giorgio Gaber, personaggio tra i più noti della musica d’autore italiana, uomo da palcoscenico a tutto tondo, intellettuale impegnato e voce fuori dal coro.

L’impressionante attualità che le parole di Gaber sprigionano anche a distanza di anni, testimoniandone la profondità del pensiero e ruolo di lucido testimone critico del suo tempo, saranno la scoperta più suggestiva che il pubblico, forse, potrà compiere, scorgendo dietro l’ironia pungente della scrittura della coppia Gaber-Luporini un disincanto amaro.

Ma a Gaber non manca la voglia di continuare a credere, la fiducia se non più nelle ideologie, certo negli ideali, nell’uomo, nella vita.

Se l’Italia è un malato con tutti i sintomi della malattia, corruzione, cinismo, indifferenza, malafede, possiede anche un sistema immunitario forte, che si alimenta di cultura, storia, tradizione, intelligenza.

Tre artisti in scena, Daniele Vitali, pianoforte e voce dell’omaggio, Mino Profico e Marco Antonio Romano, che alternandosi hanno dato voce alla voce del cantautore milanese, ripercorrendo brani musicali e monologhi, successi noti e meno noti: parole ironiche, dure, dissacratorie e tènere.

Dall’inossidabile Barbera e Champagne alla addolorata Io non mi sento italiano, da La parola io al surreale viaggio su La nave, passando da Lo shampoo. Tra riflessioni su libertà e democrazia e critiche alla società contemporanea, 100 minuti di parole, note e canzoni protagoniste di “Se io fossi… il signor G”.

Al centro della scena, poi, una bottiglia di vino rosso, pane e formaggio: i simboli più semplici e concreti della convivialità con cui manifestare la passione per le cose condivise e partecipate. Non a caso, libertà è…

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