di Paolo Rausa

Minervino di Lecce, 21/8/1937: la data di nascita dello scultore in legno e in pietra leccese Vincenzo De Maglie.

Intonacatore e cementista da ragazzo, andava in cantiere dal maestro a imparare l’arte:

Il mio maestro Antonuccio Nachira ebbe da riparare nel ’49-’50 il mosaico della Cattedrale di Otranto e mi portò con sé. Si rammentava una buca, si cuciva.

Quel mosaico mi dette la grazia di imparare l’arte di scultore.

Poi venne l’emigrazione in cinque paesi: in Francia, come minatore di carbone, Belgio, Olanda, Svizzera e Germania (8 anni), in tutto 20 anni.

Tornato nel 1974, ho ripreso l’attività come contadino per hobby e di scultore per passione che prosegue fino ad oggi“.

Il primo ricordo importante è la data del 30 maggio 2003, quando la statua che ha modellato ‘Il bello e l’urlo del delirio’, su un’impronta di Polifemo, una sorta di Giano bifronte, viene trasmessa in mondovisione dal giornalista Walter Santillo della RAI.

La sua esposizione nelle sale della Casa della Cultura di Poggiardo si compone di numerose sculture in legno di ulivo e noce: quadri scolpiti in noce e incorniciati in legno di ulivo di notevoli dimensioni (cm. 200x100) di argomenti vari. Rappresentano due amanti sulla spiaggia mentre sognano il loro futuro in un immenso ricamo; un altro ‘i futuri mille anni dell’uomo’, una palla rappresenta la terra e il tronco di un albero di ulivo con un uomo per ricreare la vita sulla Luna; il veliero Amerigo Vespucci; le 4 potenze della Terra (potrebbero essere America, Cina, Russia ed Europa), in grado di distruggere la terra con le loro armi e al centro un uomo soprannaturale (il Messia, Madre Natura?) che si risveglia con la sua furia e fa tremare il pianeta per richiamare la responsabilità dell’uomo; un’ultima cena, la corsa al trotto, una scena tratta dalla Norma di Bellini, da regalare la Comune; una volubile Marilyn Monroe generata dalla conchiglia come la nascita di Venere o la Primavera di Botticelli; il volto di una donna violentata che urla mentre viene guardata dagli occhi del popolo compiaciuti.

Al centro dell’esposizione due grandi tavoli in noce, scolpiti. Su uno è raffigurato il giorno della felicità, sormontato dal bastone di Mosé, trasformato in serpente per intimidire il faraone. ‘Mosè è l’uomo che dà le leggi, il decalogo, e conduce verso la terra promessa, ma il suo popolo è corrotto, come oggi. “La scultura serve per richiamare l’attenzione dell’uomo sul ricorto alla legge corretta” – commenta lo scultore.

L’altro rappresenta l’occhio di Polifemo che si si dilata sui quattro venti. Due consolle, una stile Luigi XV e l’altra sulla violenza rappresentata da una donna al centro che trattiene le spade, simbolo della sopraffazione. Un tavolino rappresenta il desiderio amoroso di una coppia. Numerose statue ritraggono argomenti mitici (Eco), leggendari (il cavaliere e la principessa) e riflessivi (il gemellaggio della sapienza, due uomini saggi, due facce, due protomi).

L’uomo degli abissi marini è formato di squame, con delle luci di esplorazione, incassate nel legno fra passato e futuro. Un tavolino rotondo in noce rappresenta 4 donne, come le cariatidi dei propilei, che ai 4 angoli sostengono il cielo ma non riescono a vedersi. Sono destinate all’isolamento.

Il Comune ha dato il patrocinio a questa esposizione d’arte – ricorda il sindaco Giuseppe Colafati – per valorizzare l’arte e l’esperienza umana di Vincenzo, in un ambiente come quello poggiardese che ospita il Liceo Artistico, già gloriosa Scuola d’Arte frequentata da Bodini e dai gloriosi professori Nino Della Notte e Mario Pagano“.

Gli strumenti usati da Vincenzo sono apparentemente semplici: un taglierino in lama di acciaio di 15 cm. circa per i bassorilievi e poi scalpello, martello e sgorbia di diverse dimensioni, ma soprattutto egli è armato da arte e pazienza. Il pensiero è rivolto ai giovani perché facciano tesoro di queste conoscenze e le mettano a frutto per se stessi e per le generazioni future, senza compromettere le risorse della Madre Terra e concorrendo allo sviluppo del nostro territorio comune, il Salento.

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