Le tavole di San Giuseppe sono un’antica tradizione che affonda le radici nei grandi festeggiamenti religiosi medievali, un’atmosfera mista tra lo stile bizantino ed il barocco quella che accoglie il visitatore nei giorni della festa.

Un antichissimo rito in onore di San Giuseppe si ripete ogni anno nel Salento, in alcuni borghi a pochi chilometri da Otranto.

Il 18 e il 19 marzo le porte di molte case di questi paesi si spalancano per accogliere i visitatori e fedeli che vengono a vedere le Tavole di San Giuseppe, veri capolavori di devozione. Un rito in cui s’intrecciano sacro e profano che coincide con l’equinozio di primavera e gli antichi riti di purificazione agraria, che chiudevano l’inverno.

IL RITO DELLE “TAVOLE DI SAN GIUSEPPE” La preparazione dei cibi per le Tavole di San Giuseppe avviene una settimana prima: il 12 marzo s’impasta la farina per fare i “vermiceddhi” (un tipo di pasta corta), lunedì 14 si mettono a bagno i lampascioni e lo stoccafisso, il 15 i ceci, il 17 si puliscono rape, cavoli e cavolfiori, si cucinano i ceci e si passano i fritti nel miele; il 18 si cucinano le verdure, lo stoccafisso, la pasta con il miele, il pesce e si friggono le pittole.

Ogni gesto è scandito da fede e preghiere, come nei secoli passati, quando le tavole erano sì un tributo a San Giuseppe, ma anche un modo concreto di aiutare chi non sempre aveva un piatto assicurato e di riappacificarsi con parenti e vicini con cui non correva buon sangue: nessuno infatti poteva rifiutare se invitato come santo. Il numero dei commensali può variare da 3 a 21.

Le tavole, benedette dal parroco, si possono ammirare già nel pomeriggio del 18 marzo, quando ai visitatori vengono offerti i fritti (porciddhruzzi), i cipollacci col ciuffo detti pampasciuni e dei panetti votivi, le pucce. La notte si prega e si riflette, mentre il 19 marzo si svolge il rito della cena, sacro e suggestivo: San Giuseppe dà inizio al pranzo e ne scandisce i tempi e l’alternarsi delle varie pietanze, intercalando le preghiere. I cibi sono tutti poveri: vermicelli con i ceci, pasta con miele e mollica di pane, rape bollite, lampascioni, pesce fritto, cavolfiori, stoccafisso in umido, fritti col miele e pani votivi.

noisiamolecce2019

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