Prosegue la 45^ Stagione Lirica Tradizionale della Provincia di Lecce con i suoi appuntamenti 2014: venerdì 14 marzo, alle ore 20.45, nel Teatro Politeama Greco a Lecce, si è alzato il sipario sull’opera in cartellone “Tosca” di Puccini.

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noisiamolecce2019

gabelloneIn qualità di Presidente della Provincia di Lecce, ho l’onore di presentare ai Salentini, agli appassionati ed ai turisti che vogliano unire alla visita della città e dei suoi monumenti una importante occasione artistica, la 45° Stagione Lirica Tradizionale, fiore all’occhiello della nostra offerta culturale. Ringrazio, sin da subito, la direzione artistica, la produzione, i cantanti, i professori d’orchestra e tutti coloro che hanno lavorato all’organizzazione e alla sua realizzazione, assicurandole un ottimo livello artistico. Nonostante le difficoltà, i tagli, gli impedimenti a cui la Provincia ha dovuto e deve far fronte negli ultimi periodi, non rinunciamo, ed anzi puntiamo con maggiore fermezza sulla produzione culturale. Sono consapevole che nessuno al momento possa fare promesse per il futuro, ancora troppo incerto e nebuloso per le province italiane; ma posso assicurare, finchè ve ne saranno le possibilità, il mio impegno a garantire una offerta culturale di spessore e di valore, nella consapevolezza che, nella crescita e nello sviluppo di una comunità quello culturale sia un settore fondamentale e mai accessorio.
IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI LECCE Antonio Maria Gabellone

simona mancaAnche quest’anno prende il via la nuova Stagione Lirica, la quarantacinquesima della storia operistica salentina, che, grazie all’impegno di tutto lo staff, alle opere in cartellone e al cast di assoluto prestigio, si apre sotto i migliori auspici. Continuiamo con la prestigiosa direzione artistica del Maestro Sergio Rendine, che già lo scorso anno ha raggiunto notevoli risultati in termini di apprezzamento di pubblico e di critica. Sono lieta di poter presentare al pubblico due opere molto popolari e di grandissimo successo, Don Carlo di G. Verdi e Tosca di G. Puccini, alle quali si aggiunge una terza opera, Orfeo ed Euridice di C. W. Gluck, con la quale celebriamo il trecentesimo anniversario della nascita del suo compositore. Nella certezza che la qualità della Stagione Lirica di Lecce, accompagnata dalla autorevolezza della nostra Orchestra Tito Schipa, rappresenti una punta di diamante per il nostro territorio e per la produzione artistica regionale e nazionale, auguro a tutto il pubblico di godere del suo straordinario valore e di lasciarsi trascinare e conquistare dal suo fascino ammaliante.
IL VICE PRESIDENTE Assessore alla Cultura – Simona Manca

Sergio RendineIl filo conduttore con cui abbiamo voluto collegare questa 45a Stagione Lirica Tradizionale della Provincia di Lecce è quello dell’ “Eros e Thanatos”, Amore e Morte, inteso sotto i vari aspetti tragicamente diversi dell’Amore. Apriamo la Stagione con il Don Carlo, una delle opere più belle di Giuseppe Verdi, un capolavoro assoluto della maturità, che presentiamo nella versione italiana in 4 atti che andò in scena al Teatro alla Scala di Milano il 10 gennaio 1884. Qui si celebra la morte per un ideale politico e morale, ma anche per un uomo. Rodrigo sacrifica sé stesso nelle mani delle vendette del potere: sì, certamente, per il popolo fiammingo, ma fortissimamente per Don Carlo (Un nuovo secol d’or rinascer tu farai, regnare tu dovevi ed io morir per te… … Carlo mio, A me porgi la man!… Io morrò, ma lieto in core, Ché potei così serbar alla Spagna un salvatore! Ah!… di me… non… ti… scordar!…). C’è, in questo sacrificio, la spinta dell’amore per lealtà, per amicizia, dell’amore sublimato anche tra uomo e uomo; l’amore per l’ideale di libertà, per la fedeltà a un “amato” e a un’idea, un amore fatto di passione e azione. Non si può dunque negare che quella di Rodrigo e morte d’amore: d’amore per le Fiandre, ma anche d’amore per Carlo. Ci siamo vagamente ispirati, in questo “gioco” delle classificazioni d’amore, a quell’incredibile pozzo di sapienza che è un antico libro sacro d’oriente, nel cui diciassettesimo capitolo si descrivono i mescolamenti di energie interiori che portano alle varie tipologie dell’amore, dividendole in sattva, luminosità, saggezza, l’Amor puro e superiore; rajas, passione e azione, l’amore degli amanti e degli eroi, ma non bastevole alla chiusura del cerchio della felicità; tamas, tenebra e inerzia, la libido senza sviluppi ulteriori, l’amor bestiale. E nella musica di Verdi, Puccini, Gluck, queste energie si mescolano in atti espressivi sonori straordinari, incredibilmente simili tra loro, nella vivificazione della tragedia. Importanti le morti per amore in Tosca di Giacomo Puccini. Morte per amore profondo e disperato (Tosca), morte per amore lascivo (Scarpia), e, quella di Cavaradossi, ancora morte per lealtà ad un’idea, per solidarietà totale a un uomo (Angelotti), amico e combattente politico: un amico oltre l’amicizia, amato fino alla morte. L’amore di Tosca è quello che si definirebbe un amore sentimentale, dove generosità, dedizione, pulizia d’intenti, intelligenza, lungimiranza, propensione per ciò che è favorevole e benefico a tutt’e due gli amanti e non al solo “io” (l’antico libro orientale direbbe: mescolanza di sattva – luminosità, saggezza – e rajas – passione, azione – incontaminata da tamas – tenebra, inerzia – ). Tosca le tenta tutte per salvare l’amante, inganna e uccide, con senso della giustizia e purezza di cuore. Ma il rajas, la passione, prenderà il sopravvento distruggendo anche sè stessa. Altissima drammaticità nel graduale spostamento di energie dell’amore di Tosca. La morte per amore di Cavaradossi è molto simile a quella di Rodrigo. Mario non muore per Floria Tosca, ma per l’amico Angelotti e per l’ideale bonapartista. Non parla, non confessa, non tradisce: muore d’inganno, sì, ma fino all’ultimo d’ideali e d’amore. Scarpia muore per la sua marcata libidine e crudeltà. L’amore passionale si colloca su di un piano fisico-emozionale; è costituito, direbbe l’antico libro, da tamas, tenebra, e da rajas, passione. Le passioni infuocate inceneriscono chi le prova e alla fine bruciano anche se stesse, poichè interamente basate sui corpi, sugli oggetti e quindi sull’inganno, su ciò che malgrado ogni sforzo, è destinato ad essere inghiottito dagli eventi, nella tenebra del cuore impietrito. (Tosca – Mi vuoi supplice ai tuoi piedi! Vedi, le man giunte io stendo a te! Ecco… vedi… e mercè d’un tuo detto, vinta, aspetto… Scarpia – Sei troppo bella, Tosca, e troppo amante. Cedo. – A misero prezzo tu, a me una vita, io, a te chieggo un istante!… ). Orfeo ed Euridice di Gluck, in cui si rappresenta un aspetto mistico, simbolico e sacro dell’Amore, attraverso la morte rituale e la resurrezione di Euridice, è legata al concetto, sempre seguendo le classificazioni energetiche dell’antico libro d’Oriente, di sattva, ovvero di luminosità, l’Amor puro superiore. La vicenda è simbolica quanto la morte di Euridice. Sappiamo che nel Mito originario, la storia finisce male: Orfeo, nonostante il suo magico canto, commette un errore fatale, non ascolta gli Déi e lascia Euridice nell’Oltretomba, finendo divorato a pezzi. Calzabigi, il librettista, è costretto a concepire un “lieto fine” che avvicina il mito a ideali di salvazione cattolica. Qui Amore entra in scena: diventa un personaggio vero e proprio, deus ex machina e pontefice massimo tra Orfeo e gli Déi. Il mito orfico antico dice che dall’Uovo d’argento primordiale nasce Fanes (la manifestazione) o Protogonos (il primo nato), a seconda delle Tradizioni. Con questo comincia una prima scissione del Tutto, una separazione che porteraà, saltando, ovviamente, dei passaggi, alla scissione di anima (Psyche – Euridice) e corpo (Orfeo – Dioniso – Soma). L’opera comincia con la scena dei funerali di Euridice. L’uomo – dio, Orfeo, con la forza delle sue tecniche magiche (il canto e la poesia) e con l’aiuto dell’Anghelos Amore tenta di andare a commuovere negli Inferi gli déi (ancora un’alchemizzazione del V.I.T.R.I.O.L. di Basilio Valentino – Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem) affinchè gli restituiscano l’amata “anima”. Una serie di vicissitudini, tra cui la famosa trasgressione degli ordini degli Déi, “voltandosi”, spinto da pietas tutta umana, a guardare Euridice, e la novità del perdono ottenuto ben due volte per intercessione di Amore, portano alla ricongiunzione del Corpo – Orfeo con la sua amata Anima – Euridice. Quasi una sacra rappresentazione del sattva dell’Amor puro che ricongiunge e “salva” l’uomo. Ecco le rappresentazioni dell’Amore in una Stagione Lirica, la 45°, che è tormentata da tante preoccupazioni: le Province, che ne sarà? Cosa succederà alla nostra gloriosa Stagione Lirica, sopravvivente da nove lustri? Cosa ne sarà della cultura a Lecce? Le risposte e le nostre speranze sono nei politici. Noi, da artisti, possiamo solo contribuire alla difesa di centinaia di posti di lavoro che questa Stagione dà, compreso un lungo periodo di lavoro all’ICO Tito Schipa, battendoci con i nostri mezzi. E tra questi mezzi forse il più potente, ci si creda o no, è proprio l’Amore, a cui abbiamo voluto, in qualche modo, consacrare la Stagione. Non si sottovaluti mai l’energia di questo Amore collettivo e sacro, non si sottovaluti mai la sua capacità di far miracoli e di abbattere i nemici. Perché Esso non è altro che quell’ Amor che move il sole e l’altre stelle.
IL DIRETTORE ARTISTICO Sergio Rendine

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