Fineterra 2013 si svolgerà quasi interamente al Castello di Acaya, fortezza cinquecentesca che rappresenta l’incontro e lo scontro delle culture nel cuore del Mediterraneo: è al centro delle rotte percorse dai popoli guerrieri e dalle navi cariche di merci, le vie dell’olio e del grano.

Acaya, nel comune di Vernole, è al centro del Salento degli ulivi secolari, testimonianza di un rapporto mai interrotto tra uomo e paesaggio: nel castello stesso è inserito un frantoio ipogeo, oggi abbandonato, e si possono vedere le pile dell’olio ricavate nel banco calcarenitico.

Il castello di Acaya diventa dunque simbolo stesso della tipicità del paesaggio italiano, uno di quei luoghi in cui la storia del cibo si fa comunità, vita delle persone, elemento di scambio con gli altri popoli.

Per questo Fineterra 2013, tra le tante iniziative, ospiterà la mostra sui “Paesaggi Rurali Storici” risultato di un progetto di ricerca che ha coinvolto 14 Università italiane e prestigiose istituzioni internazionali, sotto il patrocinio dell’UNESCO e del Consiglio d’Europa. Un lungo e appassionato lavoro del Professor Mauro Agnolotti, testimonianza di quanto l’arte e la cultura possono a difesa del paesaggio italiano.
Dallo stesso studio è nato LANDSTORIES, una videoinstallazione realizzata da Expo per la Biennale di Architettura 2012, che verrà ospitata nella sala tonda del castello di Acaya consentendo ai visitatori un’esperienza di viaggio unica attraverso alcuni dei luoghi più suggestivi del paesaggio rurale italiano: luoghi in cui il rapporto tra uomo e natura, tra coltivazione e produzione di cibo si traduce in un insieme armonico straordinario.

Per tutte queste ragioni la rassegna ospiterà l’iniziativa dedicata al tema “Il paesaggio rurale italiano: storie di genti, rotte e castelli. Dai frantoi ipogei a Expo 2015”.

Sarà l’occasione per raccontare luoghi e storie sconosciute d’Italia a partire dal Salento e dalla civiltà dell’olio.
Sarà il momento di rimettere al centro del percorso, proprio in vista dell’Expo, il paesaggio rurale storico italiano, riconosciuto come elemento di valore dall’Unesco; per capire come a partire dal racconto del paesaggio l’Italia possa trasformarsi in un “esempio virtuoso” del rapporto tra territorio produzione di cibo, difesa dell’ambiente per l’intero pianeta.
Dal Castello di Acaya potrebbe partire la definizione di un percorso a tappe attraverso l’Italia del paesaggio rurale e della produzione del cibo. Un’Italia qualche volta sconosciuta persino agli italiani.

Per questo la conversazione vedrà protagonisti i responsabili di Expo, i rappresentanti dell’ambiente, della cultura e dell’agricoltura del nostro paese.

6 luglio – Castello di Acaya

Acaya Piazza d’Armi
Ore 22.00
Fisarmonica One Night
Fabulous Gipsy Family
Concerto

7 luglio – Lecce- Palazzo dei Celestini

Ore 20.00
IL SALENTO, suggestioni e fotogrammi di un territorio
La Turchia tra l’Europa e Piazza Taksim
Mustafa Şahin, Raffaele Baldassarre, Luigi Romita.

Ore 21.00
Il pasto della Tarantola
Cantieri Teatrali Koreja
L’allestimento dello spettacolo è costituito da una serie di postazioni per una degustazione individuale guidata. Le attrici-cameriere accompagnano lo spettatore-avventore alla scoperta dei sapori tipici salentini. I prodotti alimentari tipici rispecchiano e testimoniano la cultura (non solo materiale) da cui sono nati. Proponiamo alla degustazione cinque prodotti tipici del Salento (mùscari, scapèce, pomodori secchi sott’olio, africano e negroamaro). Chi non coglie lo stretto collegamento fra i sapori di tali prodotti e la terra generosa che li produce? L’amarognola stratificazione del lampascione, il forte e robusto sapore della scapece, la dolce acidità del pomodoro, la armoniosa vigoria del negroamaro danno un tocco originale alla cucina salentina. Emerge la luce riverberante del Salento, la pietra tenera degli edifici barocchi, la condizione geografica della penisola salentina di vero fondo dell’Italia, come dice Piovene, e il pellegrinaggio delle tarantolate, morse dal ragno soprattutto d’estate quando le donne erano più impegnate nel lavoro dei campi. Insomma cultura e colture, saperi e sapori uniti da un unico respiro che alimenta il miracolo di un territorio, il Salento, ricco di tradizione e di futuro.

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