IDEARTE, giovane e dinamica realtà, organizza con la collaborazione di Amnesty International, Vernaleone&Partners e Formamentis, il Percorso Artistico Culturale “PRELUDE” interamente dedicato al sostegno dei “Diritti Umani, contro ogni forma di tortura e violenza di genere, in particolare in riferimento alla figura femminile“, il cui fulcro ispiratore è l’anteprima del progetto elaborato in 12 Tele, dal Pittore Salentino Luigi Cannone e dall’esperta d’arte Rosanna Gesualdo. “PRELUDE”, Patrocinato dal Comune di Lecce e da “Lecce Candidata a Capitale Europea della Cultura 2019”, è pensato e strutturato come un mini Forum in tre giornate, il 4-5 Maggio e 26 Giugno 2013, che si è svolto tra Lecce e Cavallino, con un programma di interventi a seguire il più “plurali” possibile, con punti di vista maschili e femminili e con una varietà di analisi culturali, filosofiche, antropologiche e politico-sociali.

Tre appuntamenti in cui la coesione, il confronto, l’analisi e le progettualità troveranno spazio in fattispecie concrete, in cui si tratterà delle questioni inerenti le forme di Tortura, un’argomentazione fondamentale di rilevanza mondiale, spesso quasi ridotte a tabù, al punto tale, da tentare di relegarle al grido dei «mai più». È difficile usare questa parola, quando rientra nelle sofisticate ragioni del diritto e dei fatti di cronaca. La tortura rappresenta uno dei momenti di «crisi», più acuta del rapporto con «l’Altro», significativo in tal senso, è il profondo grido di denuncia, del tema concettuale delle 12 Tele, in cui il pittore ha elaborato, con un tratto segnico personalissimo, particolari definiti e sfumature oniriche, la sua visione ideologica sull’intreccio psicologico, quasi perverso, che precede l’evoluzione materiale delle molteplici forme di violenza, in cui il genere femminile, in particolare, si ritrova spesso ostaggio. Un risvolto complesso, talvolta imposto tragicamente in vere torture, più o meno celate e condizionanti.

È evidente che ad oggi non vi è un nord del mondo come “isola incontaminata dalle discriminazioni e dalle forme di violenza”. Gli ambienti di lavoro sono irti di difficoltà per le donne, dalle persistenti disparità salariali, che vedono un primato o un rischio della povertà femminile, alle difficoltà di portare carichi familiari insieme a quelli lavorativi; dalla svalorizzazione perseguita dalle donne stesse, presentando se stesse come oggetti sessuali, alle violenze psicologiche e fisiche cui tuttora le donne sono esposte, con una certa recrudescenza del fenomeno.

Ma di tutto questo e di molto altro noi abbiamo avuto e abbiamo la libertà di poterlo dibattere, di operare per un cambiamento senza che questo metta a repentaglio la vita, di poterci muovere, di poterci costruire il consenso e il dissenso. La violazione dei diritti umani fondamentali, attenta a tutto questo, al patrimonio di diritti innati, la possibilità stessa di poter pensare ad un cambiamento della propria esistenza. Le riflessioni teoriche femministe, sono da tempo uscite dal labirinto concettuale della differenza, intesa come subalternità delle donne rispetto al maschile. Il tema scelto intende essere una dichiarazione di sostegno attivo e coesivo verso le donne, tantissime secondo le stime di organi governativi, costrette a subire violenza senza nemmeno avere gli strumenti culturali per riconoscerla come tale, senza avere un diritto di scelta sulla propria vita, su quella dei figli e figlie che procreano, sul proprio corpo, inteso quale sede di piacere e di vita affettiva ed emozionale.
Ci si potrebbe rimproverare di fare del sensazionalismo, ma la realtà, prima di essere connotata da aggettivi, si presenta nella sua evidenza, crudezza come un dato di fatto e prima ancora di qualificarla, ci si pone il problema di ordine morale, di ignorarla o meno.

In ragione di tutto ciò, con “PRELUDE” si enuncia la consapevolezza, che le scelte qualificano gli esseri umani, donne e uomini; che la democrazia va difesa nella sua essenza libertaria e critica, che il pluralismo garantito dalla democrazia deve sollevare il velo di qualsivoglia problema, perché la libertà non assoluta, ma accettabile di ognuna/o passa attraverso il confronto, lo svelamento appunto, e rende tutte/i meno condizionati/e rispetto ai ruoli culturali, che in quanto tali sono modificabili.
Se non si può semplificare troppo ciò che si presenta complesso come le eredità culturali, le identità e le soggettività, è possibile però avvicinarsi con l’intenzione di comprendere per incidere una rotta di tendenza, senza far finta che i problemi non esistano, a sostegno e garanzia dei Diritti Umani.

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