Costruito dai Mele conserva del suo periodo più antico gli ambienti del piano terreno, caratterizzati nelle alte volte a stella da peducci a lunetta e costoloni di serti con fiori e frutti.

Il Palazzo, fu dei Mele, poi dei Giudici, di Isabella Capece e dei Paladini, e infine passò, nella seconda metà del XIX secolo ai Tamborino, ai quali si devono –  sull’impianto dell’antico edificio – gli interventi strutturali che ne connotarono l’attuale sua forma.

L’interno rientra nella tipologia del Cinquecento salentino, ma sempre in vigore sin nel pieno Ottocento: un androne con volta a botte lunettata immette nel cortile scandito da archi serliani con colonne ioniche al piano terra e corinzie al piano superiore. Il cortile si prolunga in un secondo androne a sesto ribassato, che anticipa l’ingresso nel giardino, inaugurato nel 1883, coltivato, come da secolare tradizione, ad agrumi, nespoli, palmizi e canne di bambù.

Il primo piano si compone di un ampio settore di rappresentanza, con accesso attraverso una scala marmorea, composto da vari salotti con tempere nello stile pompeiano e liberty proprio della fine dell’Ottocento, del maestro Domenico Battista (1882), pittore e decoratore napoletano. Vi è poi l’appartamento residenziale che si articola su una lunga elegante galleria affacciata sul cortile.

Ceramiche, terrecotte, lavori in litocemento e mosaici policromi, lasciano il segno e lo stile negli ambienti della casa.

[slideshow id=19]

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *